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Divagazione estiva. In questo periodo sono a caccia di una badante, no, non per me (anche se).
Le badanti si trovano con il passa-parola. Bisogna agganciarne una e poi un’altra e un’altra finché si trova quella giusta che ha appena perso il lavoro che aveva prima e non ne ha ancora uno nuovo.
Succede cosi che ne ho conosciute parecchie e – chiacchera che ti chiacchera – ho scoperto la differenza che esiste tra le donne e le dòne (la o si pronuncia chiusa e lunga, una sola enne).
Riassumo:
Le dòne risolvono tutti i problemi senza scomporsi.
Le donne creano un sacco di problemi che prima non c’erano.
Le dòne però non sanno cambiare una lampadina; per queste cose ci sono gli uòmi.
Le donne sanno fare anche l’elettricista, l’idraulico, il muratore (ci provano per 10 minuti).
Le dòne a 40 anni sono nonne orgogliose dei loro numerosi nipotini.
Le donne a 40 anni stanno pensando di avere il primo figlio, magari tra un po’.
Le dòne hanno (devono avere) molta pazienza con gli anziani, anche quando le maltrattano orribilmente.
Le donne hanno la loro vita e zero pazienza con chiunque (non devono avere).
Le dòne hanno mariti che bevono e vanno con altre dòne (gli uòmi sono fatti così).
Le donne non vedono mai (o trovano mai) i loro mariti (uòmi?) perché lavorano troppo tutti e due.
Ci sono sempre più donne (italiane) che si stanno trasformando in dòne a causa della crisi economica (effetti psicologici della).
Questo è quello che mi risulta finora. Aggiornerò nel caso. Tengo vigliaccamente a precisare che quanto sopra non riflette le mie opinioni, ma quelle delle dòne.
Qualche aggiunta al post precedente sull’esperienza di William Kamkwamba:
1 – Gli ho mandato qualche dollaro per i suoi studi attraverso chip in. pochi minuti dopo mi sono arrivate due ricevute, quella di chip in e quella di Paypal (che ho usato per accreditare l’importo sul conto chip in di William). Velocissimi e precisi. Ancora 10 minuti e mi sono arrivate due righe di ringraziamento da parte di William. Sola questo punto ho realizzato che stavo comunicando con una persona che sta in un altro emisfero. Credevo di essere abituato all’uso del web, ma si vede che non è del tutto vero perchè ammetto di non trovarlo affatto normale, anzi mi pare stupefacente.
Noi immigrati digitali…
2 – Ho scoperto che William, grazie anche alla notorietà che gli è derivata dal suo progetto, ha potuto riprendere gli studi e da pochi giorni ha iniziato a frequentare una scuola superiore nella capitale del Malawi. I corsi si svolgono in gran parte in forma di e-learning e la sua classe è composta da sei persone che provengono da varie parte del mondo. Buon per lui, però… la scuola è l’African Bible College nel quale si studiano essenzialmente due cose: la storia americana (non quella del Malawi…) e la Bibbia. Lo scopo è formare leaders cristiani che possano evangelizzare l’Africa. MI aspettavo qualche cosa di più tecnico, viste la passione e il talento di William in questo settore. Tutto bene se William ha una vera vocazione religiosa. Tutto male invece se tocca prendere quello che c’è, per mancanza di scelte possibili, come una sorta di pedaggio (spirituale) da pagare. Noi abbiamo l’idea di poter fare delle scelte, quasi come se fosse un diritto umano fondamentale, ma non è mai stato così nella nostra storia passata e non è cosi oggi in gran parte del del mondo. Anche questi vaghi dubbi sono dubbi lussuosi.
3 – Neanche a farlo apposta mi è arrivata una segnalazione via RSS di un video (una animazione in realtà) prodotto dall’università di Ottawa che spiega il metodo della peer assistance (assistenza tra pari), in modo essenzialmente grafico, per imparare le cose e affrontare problemi di ogni genere. L’audio è in inglese (ma non è essenziale) e il tutto è liberamente scaricabile e riutilizzabili con licenza Creative Commons. L’animazione si basa sul libro di Chris Collison e Geoff Parcell, Learning to Fly – Practical Knowledge Management from Leading and Learning Organisations, Capstone Publishing, 2001, 2004. Reperibile su Amazon.
Vi si legge, tra l’altro:
Oggi nessuno è o può essere esperto in ogni cosa. In tutte le situazioni è facile che sentiate di non saperne abbastanza per fronteggiare l’accelerazione dei cambiamenti nelle nostre organizzazioni e lasciati soli dal mondo. Partite allora dall’idea che qualcuno, da qualche parte, ha già fatto quello che state cercando di fare voi. Come potete fare per trovarli e imparare da loro?
Ma com’è che queste segnalazioni mi arrivano esattamente quando mi servono e senza che faccia nulla per cercarle?
Serendipity? Lettura telematica del pensiero? Miracoli della rete?

Questo giovanotto di 19 anni si chiama William Kamkwamba e vive in un piccolo villaggio del Malawi. William ha pensato di costrure un genereratore eolico per fornire corrente alla casa di famiglia usando materiali di fortuna e molta creatività.
La sua storia è un chiaro esempio di come il web può essere usato come ambiente di apprendimento autogestito.
Nel giugno 2007 William ha conosciuto un’improvvisa popolarità mondiale grazie al fatto di essere stato inviato a tenere una conferenza al TEDglobal in Tanzania. Il TED è un evento di grande interesse che si tiene tutti gli anni a Monterey, in California. Il suo scopo è mettere assieme nello stesso luogo persone che hanno dimostrato di avere grandi idee e grandi capacità di realizarle per fare in modo che dalle loro parole e dal confronto diretto scaturiscano nuove connessioni e stimoli in grado di trasformare il mondo. I TEDglobal sono invece eventi tematici che si tengono in varie partei del mondo, ogni due anni, ma che hanno la stessa impostazione visionaria trasformativa. Il TEDglobal di quest’anno aveva come tema “Africa: The Next Chapter” perchè l’Africa non è solo povertà, malattie, guerre e corruzione. C’è anche l’altra Africa, quella fatta di gente giovane, piena di intelligenza, coraggio ed energie tali che la vecchia Europa in confronto sembra un cimitero.

C’è qualcosa di speciale nella storia di William che ha subito catturato l’interesse di tutti, un misto di intelligenza, fiducia nel mondo, realismo e ostinazione che tutti noi vorremmo avere. La prima versione del suo generatore è stata realizzata con vecchi pali, corde, pezzi di plastica, parti di bicicletta. La prima idea si accese leggendo due libri tecnici “Usare l’energia” e “Come funziona”, a 14 anni dopo essere stato costretto a interrompere gli studi a cusa delle tasse scolastiche troppo elevate.
“Quando stavo lavorandoci la gente mi derideva e pensava che fossi impazzito, ma io ero sicuro di quello che stavo facendo perchè sapevo che se tava scritto nei libri doveve essere vero e possibile. Quando ci riuscii ne furono tutti molto impressionati”, chiarisce William. (“When I was making all these people were mocking me that I was driving mad but I had confidence in what I was doing because I knew if it was written in the books then it was true and possible. When I succeeded they were impressed). Leggete tutta la storia qui , con ottime foto.
La prima realizzazione del generatore era molto rozza e poco potente, ma funzionava ed è stata poi migliorata attraverso continue modifiche e grazie anche all’ aiuto dei esperti tecnici che lo hanno aiutato via web, senza contare il fatto che William è riuscito far lavorare sodo i membri della sua famiglia.
Ma l’amore per la conoscenza e la fiducia nella tecnologia forse non sarebbero bastate – da sole – per mettere in moto il progetto. Il fatto è che abitare in una casa senza elettricità, con sei sorelle, è dura. Per avere luce servono candele. Le candele devono assere acquistate a vari chilometri di distanza e fanno un fumo che provoca danni alla vista. Una volta accesa la prima lampadina in una stanza i desideri aumentano: sarebbge bello avere luce in tutta la casa, avare continuità nell’arogazione della corrente per poter ascoltrare la radio senza interruzioni, magari alimentare una televisone, per non parlare del computer che ormai sembra indispensabile.
Forse è anche per questo che la storia di William ha cattuato l’attenzione di tutti: ha un forte valore simbolico; riassume in pachi mesi la storia dello sviluppo del pensiero scientifico, dei suoi successi, delle speranze che ha sempre suscitato. Ora che in occidente la scienza ha perso il suo fascino e suscita spesso più diffidenza che entusiami, il Mulino di William funziona come generatore di entusiasmo oltre che di corrente elettrica.

Ancora una cosa. Mi permetto di pubblicare anche la foto della signora Agnes, la giovane mamma di William il cui sguardo racconta tutto il miscuglio di scetticismo e affetto per le follie del figlio che ha sconvolto la vita di tutta la famiglia con i suoi progetti visionari e chissà dove andremo a finire. Ma anche speranza perchè quel figlio speciale sembra capace di tutto. Tutti gli uomini conoscono quello sguardo in Africa come in Occidente.
Apprendimento

William parla e scrive in inglese ha accesso al web ed è in grado di pubblicare e mantenere un sito ed è in grado di gestire in modo molto consapevole i meccanismi della comunicazione globale. Da quest’anno può anche riprendere gli studi in modo regolare grazie a un programma di istruzione superiore gestita da missionari presbiteriani (African Bible College Christian Academy) che utilizza anche l’e-learning per permettere agli allevi africani di ottenere un diploma valido per gli Stati Uniti.
La sua storia ha molto da insegnare a chi si occupa di formazione:
- William è uno Strong Learner, un discente forte. Ha dovuto lasciare la scuola molto presto per mancanza di soldi, ma non per questo ha rinuciato a studiare e anzi sembra ben deciso a diventare ingegnere. Ha chiesto sul web che qualcuno gli inviasse libri sul tema e se li è studiati da solo. I libri servono sempre per i saperi di base e lo studio non è una cosa del passato
- Le sue motivazioni sono concerte e limitate: portare la luce elettrica nella casa della sua famiglia e poi – se possibile – al resto del suo villaggio. Questo ha reso realistico il compito. Se si fosse proposto di sviluppare il miglior sistema possibile per sfruttare l’energia eolica non ci sarebbe riuscito.
- Ha cercato e trovato l’aiuto di tutors online. Una cosa è studiare sui libri, un’altra mettere in pratica i concetti. Nell’arco di due settimane ha ricevuto circa 200 suggerimenti nel suo blog che gli sono stati molto utili.
- William è un ottimo bricoleur. Si arrangia con quello che ha senza preoccuparsi di trovare le soluzioni migliori al primo tentativo. L’importante è che il suo generatore elico in qualche modo funzioni. Poi ci sarà tempo e modo per renderelo migliore e, più solido e più effciente. Nel frattempo ha fabbricato l’interrutore per la lampadina con un tubicino di plastica, un pezzo di gomma da scarpe e una molla.
- Il suo è un progetto in continuo sviluppo. William cerca di migliorare gradualmente le prestazioni del suo sistema cambiando i materili, sostituendo le pale del rotore, alzando il traliccio di sostegno per catturare nmeglio il vento, integrando pannelli solari nel sistema. In questo modo apprende dall’esperinza sperimentando continue varianti all’idea di base.
- Una volta costruito il prototipo funzionante le sue ambizioni sono gradualmente cresciute, perchè forse è vero che qualche volta si impara dai propri errori, ma certo si impara molto di più dai propri successi, che sono intrinsecamente motivanti.
Nwe risulta un percorso di apprendimento nel quale non eistono netti confini tra teoria, pratica e ambiente sociale. Di fatto questo è un perfetto programma di Problem Based Learning o – più in genenerale – di Knowledge Building. Per rendercene conto basta confrontare la lista predente con i suggerimenti di vari autori (Ericsson K.A, Bereiter e Scardamalia, ecc. ecc.) che ho molto schematizzato qui di seguito, su come aiutare un novizio ad apprendere attravreso l’esperienza guidata:
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Il novizio deve sapere che cosa ci si attende la lui. I criteri di valutazione devono quindi essere chiaramente esplicitati e bisogna assicurarsi che li abbia compresi con chiarezza.
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I risultati da ottenere dovrebbero essere definiti in termini di prestazioni nel contesto operativo e non in termini di conoscenze teoriche, informazioni mnemoniche o modelli concettuali.
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Al novizio dovrebbero essere forniti feedback adeguati, frequenti ed espliciti. Deve avere la possibilità di discutere con l’esperto i motivi che portano ai suoi successi o insuccessi e per ricercare, con il suo aiuto, i miglioramenti da perseguire.
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Il novizio deve avere il tempo necessario per sviluppare gli automatismi necessari attraverso l’allenamento. Deve avere la possibilità di ripetere molte volte le azioni da apprendere o le procedure da seguire. Il livello di padronanza che può raggiungere è direttamente correlato al tempo che può dedicare all’allenamento.
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Perché l’apprendimento dall’esperienza sia efficace il novizio deve avere la possibilità di sperimentare tutte le varianti delle situazioni che deve padroneggiare. L’esperienza deve essere variata. Per questo sono molto utili le simulazioni sia al computer che nell’ambiente reale di lavoro.
Per inciso: che cosa preferite, studiarvi una montagna di articoli accademini sulla psico-socio-peadgogia dell’apprendinimento dall’esperienza o leggere la storia di William e magari fare quattro chiacchere con lui? Scommetto la seconda che ho detto.
Questa cosa dell’apprendere in modo agganciato ai problemi reali funziona, lo sappiamo tutti e specialmente chi deve imparare cose nuove mentre sta lavorando. E’ mai possibile che nessuno si renda conto che impostare programmi di formazione permanente (Long Life Learning) sulla base di programmi di aggiormanento di tipo discipliare (per materie) scollegati dal contesto sociale e professionale degli allievi è un sistema costoso e poco efficace? William insegna.
Cme contribuire al progetto di William
Ora William ha bisogno di qualche finanziamento, poca cosa. Per questo nel suo sito è presente un box di ChipIn, un servizio che consente di chiedere fondi via web fino a che si raggiunge una quota prefissata. William chiede 2.000 dollari per finanziare la sua educazione e il suo progetto.
Il fatto che lo scopo di contribuire alla sua educazione abbia la priorità rispetto ai costi diretti dei suoi progetti la dice lunga sul modi di pensare di William e sul valore che la conscenza ha per lui Se volete contribuire potete farlo cliccando direttamente sull’immagine a lato oppure qui .
Una storia per immagini del progetto si trova anche su Flickr: http://www.flickr.com/search/?q=Kamkwamba&m=text
Nel suo Blog William racconta la storia del suo progetto e fornisce puntuali aggiornamenti sul suo sviluppo:http://www.williamkamkwamba.typepad.com/
Ci sono i giro molti più telefonini (Cell Phones negli USA e Mobile Phones nel resto del Mondo). Stessa percentuale di studenti che lo usano a Tokyo e in Botswana: 90%. Molti più telefonini che PC. Niente divario digitale su questo.
Molti insegnanti lo percepiscono come un cosa negativa perchè gli allievi lo usano (anche) per copiare e per filmare bravate e bullismi o sono solo fanatici delle suonerie.
Ma che cosa si può imparare con un telefonino? Quasi tutto, almeno secondo Marc Prensky che ne analizza gi usi didattici ed educativi in un interessante articolo divulgativo (EN) ormai diffusissimo in rete:
Mi pare improbabile seguire un corso universitario di analisi matematica sul celluare, ma Marc è un super-ottimista, non demorde e porta molti esempi a sostegno delle sue idee. Ne cito uno per tutti, forse il più innovativo:
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da sempre i ragazzi imparano l’inglese traducendo i testi delle canzoni preferite. In india Platread.org distribuisce video musicali nelle comunità rurali con sottotitoli che si illuminano in sincrono con l’ascolto delle canzoni, tipo Karaoke. Grande successo nei villaggi pieni di analfabeti amanti della musica. In sostanza si tratta di una strategia di didattica implicita (non c’è solo l’apprendimento implicito!). Natuarlmente i videoclips sono scaricabili e usabili anche nei telefonini.
Qualcosa del genere fa La Cambridge Training and Development (CTAD) che lo usa per recuperare dropouts scolastici, la BBC ci fa corsi di linga per i cinesi (in cina), in Giappone si può usare un numero a pagamento per brevi lezioni di inglese, ecc.ecc.
Incuriosito, ho fatto qualche veloce ricerca ulteriore. Su ShareIdeas.org ci sono molti altri esempi in vari settori della conscenza utilizzata come motore per il cambiamento sociale. Vi si legge, tra l’altro:
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L’apprendimento è una strana cosa. Avviene tutto il tempo. La maggior parte del nostro apprendimento avviene in situazioni informali nelle quali non pensiamo neppure all’apprendimento. Semplicemente ci adattiamo all’ambiente e alle situazioni sociali nelle quali viviamo.
Di nuovo si insiste sulla natura informale dell’apprendimento. Forse è questa la chiave – la vera innovatitività – per usarli bene questi “cosi”.
Ma come fare, in pratica? Con quali strumenti tecnici? Non è poi così facile gestire comuniczioni di massa via celluare- e costa. Ci viene in aiuto Frontlinesms che offre un sw gratuito (per le organizzazioni no-profit) per gestire le comunicazioni via SMS.
Qui siamo di fronte a una miniera di idee creative che non emergono dai laboratori delle grandi corporations e neppure dai centri di ricerca universitari (che pure sono interessati e coinvolti) ma dalle aree più disastrate del mondo che stimolano le capacità di persone colte, motivate, creative, con grandi capacità di visione e realizzazione.
Chissà che se accorgano prima o poi anche le nostre scuole.

