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secretary Mi è capitato oggi di leggere un estratto di un discorso di Alberto Asor Rosa nel quale difende con forza l’inutilità della cultura e specialmente dell’arte. L’artistico – dice – è il massimo punto di resistenza rispetto al degrado e all’appiattimento delle civiltà. Dove c’è arte e letteratura le civiltà resistono più efficacemente.

Concordo e penso anche a tutte le volte che i nostri figli (o allievi) chi chiedono: ma a cosa serve questo? Di solito riferendosi a qualcosa di storico, letterario o artistico in genere. Non tutti sappiamo rispondere come si deve a questa domanda (non banale in effetti) e quindi provo a dare una dritta a chi si trova a corto di argomentazioni:

L’artistico (e il culturale) non serve e va benissimo così. Non si dovrebbe chiedere a chi o a che cosa servono l’arte e la cultura, ma chi servono. Se ci si pensa, il verbo “servire” ha una curiosa ambiguità nella nostra lingua perché significa anche essere servitori di qualcuno. Dunque il senso fondamentale dell’essere colti e di sviluppare il pensiero estetico coincide precisamente nella capacità di non porsi come servitori di qualcuno.

L’utilità di queste cose consiste precisamente nel non servire.

Ho ricevuto l’invito a parteciare al prossimo NoBerlusconiDay, immagino in qualità di blogger (di certo indegnamente vista la mia recente pigrizia).

Vado a vedere il sito creato ad hoc dal gruppo di bloggisti e feiscbucchisti che hanno avuto l’ideuzza: (http://www.noberlusconiday.org/) e trovo questo:

nbday

Ma pensa….

badante

Divagazione estiva. In questo periodo sono a caccia di una badante, no, non per me (anche se).

Le badanti si trovano con il passa-parola. Bisogna agganciarne una e poi un’altra e un’altra finché si trova quella giusta che ha appena perso il lavoro che aveva prima e non ne ha ancora uno nuovo.

Succede cosi che ne ho conosciute parecchie e – chiacchera che ti chiacchera – ho scoperto la differenza che esiste tra le donne e le dòne (la o si pronuncia chiusa e lunga, una sola enne).

Riassumo:

Le dòne risolvono tutti i problemi senza scomporsi.
Le donne creano un sacco di problemi che prima non c’erano.

Le dòne però non sanno cambiare una lampadina; per queste cose ci sono gli uòmi.
Le donne sanno fare anche l’elettricista, l’idraulico, il muratore (ci provano per 10 minuti).

Le dòne a 40 anni sono nonne orgogliose dei loro numerosi nipotini.
Le donne a 40 anni stanno pensando di avere il primo figlio, magari tra un po’.

Le dòne hanno (devono avere) molta pazienza con gli anziani, anche quando le maltrattano orribilmente.
Le donne hanno la loro vita e zero pazienza con chiunque (non devono avere).

Le dòne hanno mariti che bevono e vanno con altre dòne (gli uòmi sono fatti così).
Le donne non vedono mai (o trovano mai) i loro mariti (uòmi?) perché lavorano troppo tutti e due.

Ci sono sempre più donne (italiane) che si stanno trasformando in dòne a causa della crisi economica (effetti psicologici della).

Questo è quello che mi risulta finora. Aggiornerò nel caso. Tengo vigliaccamente a precisare che quanto sopra non riflette le mie opinioni, ma quelle delle dòne.

Capiterà anche a ogni tanto voi di leggere i giornali e pensare: vorrei emigrare.

Già, ma dove? Con la globalizzazione si rischia di cadere dalla padella nella brace. L’altro giorno, in preda ad un attacco di determinazione migratoria più intenso del solito, mi sono ottimisticamente impegnato in una ricerca seria. Ricerca iniziata e finita quasi subito perché mi sono imbattuto nell’interessante isola di Jersey.

jersey

Lasciamo stare il clima, il paesaggio, la cucina e le solite cose. L’isola è interessante perché ha trovato il modo di restare contemporaneamente e ben dentro e ben fuori e i processi di globalizzazione: :

ben dentro perché è un ben noto paradiso fiscale in grado mimetizzare e proteggere i patrimoni dei super ricchi di tutto il mondo con feroce determinazione: l’isola ospita infatti circa 30.000 società offshore. Per inciso, paradiso fiscale  si dice “tax haven” e “haven” vuol dire “porto” non paradiso. Probabilmente c’entra la tradizione di pirateria delle Channels islands. Pare che poi siano stati i francesi a combinare un pasticcio linguistico di grande successo, confondendo heaven con haven e inventandosi così il paradis fiscal.

Ben fuori perché formalmente l’isola è una dipendenza dell’Inghilterra, ma di fatto è uno stato feudale autonomo governato da una sorta di principe, chiamato Balivo (Bailiff) che viene nominato direttamente dalla Regina e fa tutto quello che vuole essendo capo dello stato, della magistratura e anche dell’esecutivo. C’è anche un Primo Ministro nominato dal parlamento che è elettivo, ma può contare sul 70% di astensione quando si va alle urne e di fatto è occupato da sempre da un ristretto gruppo delle più ricche famiglie locali. Non ho trovato traccia dello Ius Primae Noctis, ma non mi stupirebbe se ci fosse. In compenso ci sono pedofili protetti per decenni, capi della polizia licenziati quando si rivelano troppo efficaci nel prevenire i crimini. Queste notizie tratte da dai links qui sotto (poi ho smesso di cercare ma i blog degli isolani sono una ventina):

Feudalesimo a parte l’isola è interessante anche per il suo sistema fiscale che è appunto la cosa che la rende parte integrante di ogni globalizzazione che si rispetti. Il sistema è un proporzionale inverso:

  • Tutti pagano il 20% sul reddito,
  • tranne i più ricchi che sopra le $ 500.000 pagano sempre di meno o anche nulla.
  • Esiste infatti una classe fiscale di super ricchi che ha la possibilità di contrattare amichevolmente l’importo da pagare anno per anno. Spesso possono promettere di fare un po’ di beneficenza per essere esentati del tutto.
  • E’ anche piuttosto difficile stabilire quanto uno è ricco perché chi sono le shell company e i blind trust che consentono di rendere del tutto anonimi i propri soldi. Chi volesse creare la propria shell company (bara fiscale) può farlo facilmente, per eempio da questo sito.
  • Nel 2008 è stata introdotta la Goods and Services Tax (Gst), una specie di IVA del 3% che si paga su sulle transazioni di beni e servizi. In pratica una tassa sui poveri (ce ne sono), visto che i ricchi non se ne accorgono neppure, e per la prima volta nella storia dell’isola la plebe ha protestato.

Per farla breve, non emigro, tanto probabilmente in modello Jersey farà scuola anche da noi.

P.S.
La migliore fonte di infomazioni per questo post è stato l’articolo di Le Monde Diplomatique citato sopra. Non c’è blog che tenga di fronte alla qualità di una buona inchiesta giornalistica. Peccato che quasi nessun gionale oggi può permettersi di fare incheste perchè sono costose, gli inserzionisti non le amano e nessun giornale può più vivere con i soli proventi delle vendite. I bloggers invece forniscono testimonianze e opinioni personali, ma non fanno il lavoro investigativo tipico dell’inchiesta. Peccato.