<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Weblearning</title>
	<atom:link href="http://www.weblearning.it/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.weblearning.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Mar 2010 20:36:00 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Le famose Radici Cristiane ci sono e infatti stiamo facendo di tutto per eliminarle</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=565</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=565#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 16:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Formatori]]></category>
		<category><![CDATA[L'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[pragmatismo]]></category>
		<category><![CDATA[radici cristiane]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=565</guid>
		<description><![CDATA[ Sono anni ormai che a intervalli regolari rispuntano accanite discussioni sulla questione delle R.C. Immagino che la maggior parte delle persone non ne possa più, se non altro perché in realtà non c&#8217;è nessuna discussione: di solito ci si limita a urlare (anche in forma scritta) che ci sono perché si oppure che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/12/annunciazione.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/12/annunciazione_thumb.jpg" border="0" alt="annunciazione" width="254" height="214" align="left" /></a> Sono anni ormai che a intervalli regolari rispuntano accanite discussioni sulla questione delle R.C. Immagino che la maggior parte delle persone non ne possa più, se non altro perché in realtà non c&#8217;è nessuna discussione: di solito ci si limita a <em>urlare</em> (anche in forma scritta) che ci sono perché si oppure che non ci sono perché no. A cercare bene però, qualche straccio di argomentazione, più divertita che polemica, si trova. Per esempio Umberto Eco, a proposito di tre giovani del tutto privi di educazione cristiana che si trovano di fronte a certe opere d&#8217;arte, così ragiona:</p>
<p><em>“Tutti e tre erano nati ed erano stati educati in paesi rigorosamente laici e in famiglie di non credenti. Questo faceva sì che vedendo &#8216;La zattera della Medusa&#8217; capissero che alcuni sventurati erano appena sfuggiti a un naufragio, o che i due personaggi dell&#8217;Hayez che si vedono a Brera fossero due innamorati, ma non riuscivano a realizzare perché l&#8217;Angelico avesse rappresentato una ragazza a colloquio con una checca alata o perché un signore sciamannato discendesse a balzelloni da una montagna portandosi addosso due lastre di pietra pesantissime ed emanando raggi luminosi dalle corna (</em><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-re-magi-questi-sconosciuti/2115791"><em>leggi tutto qui</em></a><em>)”.</em></p>
<p>Bene, ma supponiamo che a noi della corretta interpretazione delle opere d&#8217;arte del passato non importi colpevolmente nulla. Come la mettiamo in questo caso? Come facciamo a scoprire se le R.C. Ci sono o non ci sono? Se provo a dire la mia è solo perché, da laico impenitente, <em>ho le prove</em> che le RC ci sono eccome. In breve:</p>
<ol></ol>
<ul>
<li>Una delle cose più universalmente insegnate nei corsi di formazione per GMR (Giovani Manager Rampanti) è che quando succede un guaio non ha molto senso incaponirsi a trovare un colpevole. Questo perché se anche si trova un colpevole il guaio rimane tale e quale. Meglio cercare di capire come si può risolvere il problema invece. Questa cosa si chiama pragmatismo e da decenni si spendono milioni di euro in migliaia di corsi di formazione per riuscire a inculcarla nelle GMP (Giovani Menti Plasmabili) dei GMR.</li>
<li>In altre parole il concetto di <strong>colpa</strong> è appunto un concetto cristiano e la sua presenza “istintiva” nella testa di tutti noi dimostra appunto che le RC ci sono e orientano il nostro modo di pensare e agire. Anche dei laici. Purtroppo però, dal punto di vista pragmatico-organizzativo questo è un problema perché al concetto di colpa sono indissolubilmente legati quelli di <strong>pentimento</strong>, <strong>espiazione</strong> e <strong>perdono</strong>. Tutte cose che hanno molto a che fare con l&#8217;etica, ma nulla con la soluzione dei problemi organizzativi, il raggiungimento degli obiettivi ecc. ecc. Dunque da piccoli assorbiamo queste RC e poi da grandi, se vogliamo trovarci un lavoro, dobbiamo dimenticarcele.</li>
</ul>
<ol></ol>
<p>Tutto questo sforzo planetario di estripamento delle RC, dopo anni e anni di sforzi ed enormi investimenti, sta dando i suoi frutti. Infatti le preoccupazioni di tipo etico nei posti di lavoro sono state finalmente debellate. Come in France Telecom:</p>
<p><a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/09/09/29/france_telecom_chieste_dimissioni_presidente_798.html">France Telecom ci ripensa</a><br />
<a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=132319">24 suicidi dopo</a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/suicidi-france-telecom/suicidi-france-telecom/suicidi-france-telecom.html">Telecom France ferma i tagli</a><br />
<a href="http://business.webnews.it/news/leggi/11543/france-telecom-al-23esimo-suicidio/">France Telecom al 23esimo suicidio</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=565</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché la formazione migliore è quella che non serve a nulla</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=560</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=560#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 16:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte come conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[conscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[servire]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=560</guid>
		<description><![CDATA[ Mi &#232; capitato oggi di leggere un estratto di un discorso di Alberto Asor Rosa nel quale difende con forza l&#8217;inutilit&#224; della cultura e specialmente dell&#8217;arte. L&#8217;artistico &#8211; dice &#8211; &#232; il massimo punto di resistenza rispetto al degrado e all&#8217;appiattimento delle civilt&#224;. Dove c&#8217;&#232; arte e letteratura le civilt&#224; resistono pi&#249; efficacemente. 
Concordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/12/secretary.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; border-right-width: 0px" height="167" alt="secretary" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/12/secretary-thumb.jpg" width="124" align="left" border="0" /></a> Mi &#232; capitato oggi di leggere un estratto di un discorso di Alberto Asor Rosa nel quale difende con forza l&#8217;inutilit&#224; della cultura e specialmente dell&#8217;arte. L&#8217;artistico &#8211; dice &#8211; &#232; il massimo punto di resistenza rispetto al degrado e all&#8217;appiattimento delle civilt&#224;. Dove c&#8217;&#232; arte e letteratura le civilt&#224; resistono pi&#249; efficacemente. </p>
<p>Concordo e penso anche a tutte le volte che i nostri figli (o allievi) chi chiedono: ma a <i>cosa serve</i> questo? Di solito riferendosi a qualcosa di storico, letterario o artistico in genere. Non tutti sappiamo rispondere come si deve a questa domanda (non banale in effetti) e quindi provo a dare una dritta a chi si trova a corto di argomentazioni:</p>
<p>L&#8217;artistico (e il culturale) non serve e va benissimo cos&#236;. Non si dovrebbe chiedere <em>a chi</em> o a <em>che cosa</em> servono l&#8217;arte e la cultura, ma <i>chi servono</i>. Se ci si pensa, il verbo &#8220;servire&#8221; ha una curiosa ambiguit&#224; nella nostra lingua perch&#233; significa anche <em>essere servitori</em> di qualcuno. Dunque il senso fondamentale dell&#8217;essere colti e di sviluppare il pensiero estetico coincide precisamente nella capacit&#224; di non porsi come servitori di qualcuno. </p>
<p>L&#8217;utilit&#224; di queste cose consiste precisamente nel <em>non servire</em>. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=560</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>No Berlusconi Server&#8230;.</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=556</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=556#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=556</guid>
		<description><![CDATA[Ho ricevuto l&#8217;invito a parteciare al prossimo NoBerlusconiDay, immagino in qualità di blogger (di certo indegnamente vista la mia recente pigrizia).
Vado a vedere il sito creato ad hoc dal gruppo di bloggisti e feiscbucchisti che hanno avuto l&#8217;ideuzza: (http://www.noberlusconiday.org/) e trovo questo:

Ma pensa&#8230;.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ricevuto l&#8217;invito a parteciare al prossimo NoBerlusconiDay, immagino in qualità di blogger (di certo indegnamente vista la mia recente pigrizia).</p>
<p>Vado a vedere il sito creato ad hoc dal gruppo di bloggisti e feiscbucchisti che hanno avuto l&#8217;ideuzza: (<a title="http://www.noberlusconiday.org/" href="http://www.noberlusconiday.org/">http://www.noberlusconiday.org/</a>) e trovo questo:</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/11/nbday.gif"><img style="border-right: 0px; border-top: 0px; border-left: 0px; border-bottom: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/11/nbday-thumb.gif" border="0" alt="nbday" width="400" height="141" /></a></p>
<p>Ma pensa&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=556</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La differenza tra le dòne e le donne</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=552</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=552#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 08:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=552</guid>
		<description><![CDATA[
Divagazione estiva. In questo periodo sono a caccia di una badante, no, non per me (anche se).
Le badanti si trovano con il passa-parola. Bisogna agganciarne una e poi un&#8217;altra e un&#8217;altra finché si trova quella giusta che ha appena perso il lavoro che aveva prima e non ne ha ancora uno nuovo.
Succede cosi che ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/image2.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/image-thumb1.png" border="0" alt="badante" width="240" height="244" align="left" /></a></p>
<p>Divagazione estiva. In questo periodo sono a caccia di una badante, no, non per me (anche se).</p>
<p>Le badanti si trovano con il passa-parola. Bisogna agganciarne una e poi un&#8217;altra e un&#8217;altra finché si trova quella giusta che ha appena perso il lavoro che aveva prima e non ne ha ancora uno nuovo.</p>
<p>Succede cosi che ne ho conosciute parecchie e &#8211; chiacchera che ti chiacchera &#8211; ho scoperto la differenza che esiste tra le donne e le <em>dòne </em>(la <em>o </em>si pronuncia chiusa e lunga, una sola enne).</p>
<p>Riassumo:</p>
<p>Le <em>dòne </em>risolvono<em> </em>tutti i problemi senza scomporsi.<br />
Le donne creano un sacco di problemi che prima non c&#8217;erano.</p>
<p>Le <em>dòne </em>però non sanno cambiare una lampadina; per queste cose ci sono gli <em>uòmi.<br />
</em>Le donne sanno fare anche l&#8217;elettricista, l&#8217;idraulico, il muratore (ci provano per 10 minuti).</p>
<p>Le <em>dòne </em>a 40 anni sono nonne orgogliose dei loro numerosi nipotini.<br />
Le donne a 40 anni stanno pensando di avere il primo figlio, magari tra un po&#8217;.</p>
<p>Le <em>dòne </em>hanno (<em>devono</em> avere) molta pazienza con gli anziani, anche quando le maltrattano orribilmente.<br />
Le donne hanno la loro vita e zero pazienza con chiunque (non <em>devono</em> avere).</p>
<p>Le <em>dòne</em> hanno mariti che bevono e vanno con altre <em>dòne</em> (gli <em>uòmi</em> sono fatti così).<br />
Le donne non vedono mai (o trovano mai) i loro mariti (<em>uòmi?)</em> perché lavorano troppo tutti e due.</p>
<p>Ci sono sempre più donne (italiane) che si stanno trasformando in <em>dòne</em> a causa della crisi economica (effetti <em>psicologici</em> della).</p>
<p>Questo è quello che mi risulta finora. Aggiornerò nel caso. Tengo vigliaccamente a precisare che quanto sopra non riflette le mie opinioni, ma quelle delle <em>dòne</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=552</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;orinatoio come attrezzo per pensare, cosa che gli operai sembrano capire benissimo, e i ministri della cultura invece no.</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=547</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=547#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 06:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte come conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=547</guid>
		<description><![CDATA[&#160;
 
Nel 1917 Marcel Duchamp espone a New York un orinatoio rovesciato e lo intitola &#34;fontana&#34;. Per molti si tratta della data di inizio di tutta l&#8217;arte contemporanea. 
L&#8217;idea di base &#232; abbastanza semplice: si prende un oggetto qualsiasi appartenemte al mondo del quotidiano (arte del ready-made, del gi&#224;-pronto) e lo si trasferisce in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/image.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; border-right-width: 0px" height="244" alt="orinatoio di Duchamp" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/image-thumb.png" width="185" align="left" border="0" /></a> </p>
<p>Nel 1917 Marcel Duchamp espone a New York un orinatoio rovesciato e lo intitola &quot;fontana&quot;. Per molti si tratta della data di inizio di tutta l&#8217;arte contemporanea. </p>
<p>L&#8217;idea di base &#232; abbastanza semplice: si prende un oggetto qualsiasi appartenemte al mondo del quotidiano (arte del ready-made, del gi&#224;-pronto) e lo si <em>trasferisce </em>in un contesto che non &#232; quello originale cambiando cos&#236; di colpo il suo significato e rendendolo &quot;incomprensibile&quot;. </p>
<p>Dopo Duchamp il valore del lavoro dell&#8217;artista non consiste pi&#249; nel &quot;fare&quot; l&#8217;opera, ma nell&#8217;operazione di ri-contestualizzazione degli oggetti che ne annulla i significati sedimentati e stimola il pubblico a ragionarci sopra per costruirne di nuovi. Di fatto, assieme al significato originale dell&#8217;oggetto scompare anche il ruolo passivo dello spettatore che diviene &quot;interpretante&quot; e artista a sua volta. Sempre che ci riesca. Quando non ci riesce salta fuori l&#8217;esclamazione che ci siamo abituati a sentire in continuazione dal 1917 a oggi: &quot;Ma questa non &#232; arte! Sono capace anch&#8217;io!&quot;. </p>
<p>Questo rifiuto/incomprensione &#232; abbastanza ovvio in un pubblico generico che &#232; stato abituato a considerare arte solamente la Gioconda o comunque cose facilmente riconoscibili e <em>incorniciate adeguatamente.</em> Ricordo il commento di un visitatore, simpatico e ruspante, in una mostra di un mio amico pittore in friuli: &quot;Per me un quadro &#232; arte quando si capisce che cosa c&#8217;&#232; dentro e dentro deve anche esserci qualcosa che si pu&#242; mangiare&quot;. Immagino che fosse un accanito collezionista di nature morte iperrealiste con vasi di frutta. </p>
<p>Si pu&#242; esprimere questo disagio (a volte angoscia vera e propria)&#160; di fronte all&#8217;idea di mettere in moto le proprie capacit&#224; di comprensione in molti modi, dalle amabili prese per il culo di Aldo, Giovanni e Giacomo (vei l&#8217;episodio della visita alla mostra d&#8217;arte in&#160; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ungyxFiuzMY&amp;feature=related">anplagghed parte 1</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MdP104rL2SU&amp;feature=related">anplagghed parte 2</a> ) fino alle pi&#249; sofisticate riflessioni di un esperto e anziano storico dell&#8217;arte, ex ministro dei beni culturali e direttore di importanti musei. <a href="http://www.civita.it/il_nostro_blog">Scrive qui</a> Antonio Paolucci (corsivo mio): </p>
<blockquote><p>&quot;&#8230; Forse le forme dell&#8217;arte contemporanea sono destinate a vivere quanto la contemporaneit&#224;. Forse sono contemporanee perch&#233; non diventeranno mai antiche.&#160; Personalmente penso che la Babele dei linguaggi, il caos e la contaminazione degli alfabeti espressivi, rappresentino, oggi, un momento di passaggio. Il grande disordine attuale &#232; destinato a creare le necessarie premesse per la nascita di un linguaggio nuovo, <em>finalmente unificato</em>.&quot; </p>
</blockquote>
<p>In queste frasi la nostalgia per i bei tempi andati &#232; davvero struggente: tutto un tempo era chiaro e ci sentivamo a nostro agio. Speriamo che il mondo la smetta di cambiare e tutto si fermi se no mi gira la testa&#8230;&#160; </p>
<p>In compenso c&#8217;&#232; una comprensione immediata del potere si stimolo di questo lavoro di ri-contestualizzazione in ambienti che con l&#8217;arte contemporanea sembrano non aver nulla a che vedere. Per esempio ieri gli operai del distretto dei sanitari di Civita Castellana hanno letteralmente messo in scena la loro preoccupazione per la gravissima crisi che sta distruggendo il&#160; loro lavoro in questo modo:</p>
<p><a href="http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=6705" target="_blank"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="335" alt="image" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/image1.png" width="504" border="0" /></a> </p>
<p>(immagine tratta da: <a href="http://www.ontuscia.it">http://www.ontuscia.it</a>. Link al servizio fotografico completo: <a title="http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=6705" href="http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=6705">http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=6705</a> )</p>
<p>E&#8217; probabile che la maggior parte degli operai e tecnici della Tuscia non abbia mai sentito parlare di Duchamp e non siano particolarmente attratti dall&#8217;arte contemporanea, per&#242; sembrano averne una comprensione immediata e istintiva. Non &#232; affatto stano perch&#233; dopotutto sua caratteristica distintiva e di essere &quot;contemporanea&quot; e quindi, visto che tutti noi siamo senza il minimo dubbio contemporanei di noi stessi, non si vede perch&#233; non dovremmo essere in grado di capirla e praticarla. Se non la capiamo affatto potrebbe darsi il caso che si tratti di cattiva arte (ce n&#8217;&#232; molta) e non del fatto che <em>noi</em> siamo stupidi. </p>
<p>Basta trasferire i bidet di Civita all&#8217;interno di una sala della Biennale di Venezia e il gioco sembra completarsi. In realt&#224; non &#232; proprio cos&#236; perch&#233; ci ha gi&#224; pensato Duchamp novant&#8217;anni fa e il valore, anche economico, di queste azioni consiste molto nel nel saperle fare <em>al momento giusto e per la prima volta</em>. Non a caso i sanitari di Civita non si vendono, ma la &quot;fontana&quot; originale vale oggi circa 3.5 milioni di dollari e in un&#8217;asta pubblica potrebbe spuntarne anche il doppio. Per&#242;, con tutti i distinguo del caso, l&#8217;impatto di queste azioni-rappresentazioni nell&#8217;immaginario collettivo &#232; forte e per questo &#232; da tempo praticato nel mondo delle azioni di protesta, disobbedienza civile e sensibilizzazione politica.&#160; </p>
<p>Se non ne siete convinti vi invito a fare un <strong>esperimento su voi stessi. </strong>Per prima cosa osservate con cura l&#8217;immagine qui sotto:&#160; </p>
</p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/carne-umana-confezionata-2.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="531" alt="Carne umana confezionata 2" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/07/carne-umana-confezionata-2-thumb.jpg" width="404" border="0" /></a> </p>
<p>Ora rispondete a questa domanda: cambia qualcosa nel vostro modo si percepire (e concepire) un petto di pollo confezionato? Se la risposta &#232; si siete tra coloro che non dovrebbero avere alcuna speciale difficolt&#224; nella comprensione dell&#8217;arte contemporanea. Non si tratta infatti di capire quello che l&#8217;autore vuole dire,&#160; o di giudicare bella o brutta la sua opera, ma di lasciare cheil suo lavoro funzioni come stimolo per la <em>nostra</em> capacit&#224; di sentire e pensare e &#8211; per questa via &#8211; produca un cambiamento nella nostra percezione del mondo. </p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Links</strong></p>
<ul>
<li><em>Da leggere per forza</em> (anche in spiaggia perch&#233; &#232; molto piacevole): Francesco Bonami, 2007, &quot;Lo potevo fare anch&#8217;io&quot;, Mondadori. </li>
<li>Le performance animaliste sono quelle regolarmente realizzate dal <a href="  http://www.peta.org/" target="_blank">PETA</a> (People for the Ethical Treatment of Animals). <a href="http://www.thewe.cc/thewei/&amp;_/images7/valued_life/meat_is_murder_peta.jpe" target="_blank">La foto viene da qui</a>. </li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=547</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;America che ci fa sognare</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=377</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=377#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 20:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture di rete]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.weblearning.it/?p=377</guid>
		<description><![CDATA[Càpita in qualche serata di pioggia di fare esplorazioni senza motivo. E scovare sorprese. Non proprio a caso del tutto perché ci sono fonti che raramente deludono come per dire la Library Of Congress con le sue mostre e raccolte che generosamente diffonde. Ce n&#8217;è una eccezionale formata da centinaia di foto a colori della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Càpita in qualche serata di pioggia di fare esplorazioni senza motivo. E scovare sorprese. Non proprio a caso del tutto perché ci sono fonti che raramente deludono come per dire la Library Of Congress con le sue mostre e raccolte che generosamente diffonde. Ce n&#8217;è una <strong>eccezionale </strong>formata da centinaia di foto a colori della vita in America negli anni &#8216;30 e &#8216;40 che è di gran lunga più “densa” di qualunque ponderoso studio di sociologia e infinitamente più piacevole perché le immagini hanno un potere evocativo in grado di solleticarmi certi strati emotivi archetipici che credevo sepolti in profondità ormai inaccessibili.</p>
<p>La collezione completa: <a href="http://www.flickr.com/photos/library_of_congress/sets/72157603671370361/" target="_blank"><strong>1930s-40s in Color</strong></a></p>
<p>Sia chiaro che questa è un&#8217;America rurale povera, forse non quanto l&#8217;Italia di allora, ma povera, fatta di minatori e di contadini che conservano religiosamente le rape nei vasetti per riuscire a passare l&#8217;inverno. E di famiglie numerose con la mamma che fabbrica i vestiti per le figlie tutti uguali perché fatti con la stessa pezza di stoffa acquistata a rate:</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image-thumb.png" border="0" alt="image" width="504" height="416" /></a></p>
<p>Ma bisogna <strong>saper vedere</strong> e questo non è da tutti. Me ne sono accorto perché la Library ha avuto la diabolica idea di pubblicare tutto su Flickr e ha inviato tutti a inserire le proprie osservazioni sottoforma di hotspot. Ne è venuta fuori una sorta di stupefacente psico-socio-analisi di massa: c&#8217;è chi ha riconosciuto la foto della nonna da bambina e ne ha raccontato il destino successivo; altri identificano il tipo di pellicola da certe marcature chiare sui bordi della foto; alcuni si lanciano nella decifrazione delle scritte pubblicitarie sfocate che appaiono sugli sfondi; per non parlare delle analisi dello stato dei rapporti tra i sessi basate sugli sguardi e le posture di ignari modelli implacabilmente fissate per l&#8217;eternità.</p>
<p>Vedere per credere. Ci si diverte, ma <strong>senza i commenti</strong> <strong>della folla </strong>degli appassionati decifratori di immagini <strong>mi sarebbe sfuggito il 90% </strong>di quello che avevo sotto gli occhi. Scorrere quell&#8217;archivio collettivamente commentato invece è stato come fare un corso accelerato di cultura visiva e iconografia storica.</p>
<p>Per dire, guardate <strong>la stratificazione</strong> dei commenti nella foto seguente:</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image1.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image-thumb1.png" border="0" alt="image" width="504" height="406" /></a></p>
<p>In basso a destra viene impietosamente demolita la mia convinzione che i pantaloni a zampa di elefante fossero un fulgido frutto della creatività sessantottesca. Copiati invece, che delusione!</p>
<p>E poi c&#8217;è quella noticina in alto a destra che parla di una certa <strong>Rosie la Rivettatrice</strong> che – a quanto pare – è molto famosa e in effetti mi richiama qualcosa&#8230; ma cosa? E qui l&#8217;istinto investigativo reclama un duro lavoro: la foto fa parte di una serie che mostra come le donne sono state inserite nell&#8217;industria bellica negli anni &#8216;40 e sia chiaro che si tratta di propaganda bellica e non di inchieste o reportage: gli abiti delle ragazze sono pulitissimi e appena stirati e l&#8217;uso sapiente dell&#8217;illuminazione è quasi hollywoodiano. A volte si vedono rossetti scarlatti, bottoni in madreperla su candide camicette, riccioli freschi di parrucchiere&#8230; in <a href="http://www.flickr.com/photos/library_of_congress/2179930812/in/set-72157603671370361/">certi casi la cosa è talmente forzata</a> che anche<em> </em>gli americani più patriottici se ne accorgono.</p>
<p>Le foto furono realizzate dall&#8217;Office of War Information (OWI) tra il 1939 e il 1944 con l&#8217;intento di documentare vari aspetti della vita americana, tra i quali la mobilitazione bellica e l&#8217;ingresso delle donne nel mondo dei lavori maschili. Par di capire che le donne, lasciate a loro stesse, non dovessero essere troppo entusiaste dall&#8217;idea di mettersi a fare il metalmeccanico&#8230;</p>
<blockquote><p>“In Akron, Ohio, il governo intervistò 87,000 casalinghe, ma ne reclutò solamente 630” (1)</p></blockquote>
<p>e che quindi è l&#8217;OWI si è attivata per tentare di costruire un forte immaginario positivo, capace di convincerle.</p>
<blockquote><p>“Finanziò film da proiettare nelle chiese, scuole, industrie belliche, associazioni. Suggerì trame e copioni per i film di Hollywood. Sponsorizzò speciali messaggi radio su 75 programmi alla settimana per due mesi, con tre annunci quotidiani per emittente.” (1)</p></blockquote>
<p>Ora teniamo d&#8217;occhio l&#8217;evoluzione di questa iconografia, dai primi maldestri tentativi, fino al risultato di maggior successo. Il filo conduttore è quel <strong>fazzoletto</strong> legato attorno alla testa, dal quale escono i <strong>seduttivi ricciolini. </strong>Queste sono le operaie nell&#8217;industria bellica, quelle vere:</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image2.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image-thumb2.png" border="0" alt="image" width="504" height="396" /></a></p>
<p>Sporche, stanche, non proprio eleganti e pagate il 40% in meno degli uomini a parità di mansioni (ma sempre più del doppio di una domestica o cameriera).</p>
<blockquote><p>“In 1944 women in manufacturing averaged $31.21 per week and men $54.65 &#8211; a situation due in large part to women’s working at lower-level jobs but also to higher rates for men” (1)</p></blockquote>
<p>E queste sono le loro più famose trasfigurazioni, quelle rimaste nel nostro immaginario:</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image3.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image-thumb3.png" border="0" alt="image" width="254" height="345" /></a> <a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image4.png"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/05/image-thumb4.png" border="0" alt="image" width="266" height="344" /></a></p>
<p><strong>A sinistra</strong> Rosie the Riveter vista dal grande <a href="http://www.normanrockwell.com/artwork/gallery_family.htm">Norman Rockwell</a> (per il Saturday Evening Post nel 1943) il quale per una volta ha realizzato un imprevisto esempio di realismo socialista, con tanto di macchie di grasso sulle braccia poderose della sua modella e collezione di badges al posto delle medaglie sulla camicia. <strong>A destra</strong> invece il celebre poster di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._Howard_Miller" target="_blank">Howard Miller</a> </strong>che non c&#8217;entra nulla con la storia originale di Rose Will Monroe (la vera rivettatrice) ma che è diventato l&#8217;icona del diritto delle donne al lavoro per il femminismo militante degli anni &#8216;70 e &#8216;80.</p>
<p>E appunto questo “We Can Do It” era l&#8217;immagine che premeva per tornarmi in mente quando mi sono imbattuto nella prima foto. Mi femo qui se no viene fuori una tesi di laurea.</p>
<p><strong>Links di approfondimento poderosi:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.scribd.com/doc/9246234/World-War-II" target="_blank">(1) AN EYEWITNESS HISTORY &#8211; World War II</a> di Carl J. Schneider and Dorothy Schneider, cap. 5 Civilians at work, pag 104, reperibile per intero su Scribd e straordinario per capire qualcosa delle forze in gioco nei rapporti di lavoro.</li>
<li><a href="http://books.google.it/books?id=3-OYWPKl-gUC&amp;dq=woman+riveter+real&amp;printsec=frontcover&amp;source=bl&amp;ots=4Ax7Ze29xK&amp;sig=FadSMizOTaaWJQLHJoVmUYg8Qys&amp;hl=it&amp;ei=ZP8CSpLJLM-Q_Qb4qYiHBw&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=3#PPP1,M1" target="_blank">(2) Creating Rosie the Riveter</a> &#8211; Libro di Di Maureen Honey sulla creazione mediatica della mitologia di Rosie (su Googlebooks)</li>
</ul>
<p><strong>Links più sintetici:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.pulaskispast.com/Military/WW2/Rosie.htm" target="_blank">La storia della vera Rose Will (Leigh) Monroe </a></li>
<li><a href="http://www.adcouncil.org/default.aspx?id=128" target="_blank">I numeri della mobilitazione bellica delle donne in sintesi</a></li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=04VNBM1PqR8" target="_blank">Real Women Workers in World War</a>, filmato II su Youtube a cura della Library Of Congress</li>
</ul>
<p>Technorati Tag: <a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/america">america</a>,<a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/sogno%20americano">sogno americano</a>,<a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/foto">foto</a>,<a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/guerra">guerra</a>,<a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/donne">donne</a>,<a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/lavoro">lavoro</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=377</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le tendenze poliziesche nell&#8217;e-learning</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=351</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=351#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 10:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture di rete]]></category>
		<category><![CDATA[Culture e tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Saperi di base]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://woodle.it/bloglearning/?p=351</guid>
		<description><![CDATA[Ormai non si può più ignorare le cosa: altro che condivisone, creatività, socialità e costruttivismo. Romantiche scempiaggini. Pare invece che molti entusiasti e-teacher, messi alle strette da allievi che sono affatto attivi, partecipativi, creativi, entusiasti, stiano allegramente trasformandosi in e-bulldog.
Lo stimolo iniziale mi è stato dato da alcune domande che sono state poste nel forum [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai non si può più ignorare le cosa: altro che condivisone, creatività, socialità e costruttivismo. Romantiche scempiaggini. Pare invece che molti entusiasti e-teacher, messi alle strette da allievi che sono affatto attivi, partecipativi, creativi, entusiasti, stiano allegramente trasformandosi in <strong>e-bulldog</strong>.</p>
<p>Lo stimolo iniziale mi è stato dato da alcune domande che sono state poste nel forum di supporto di Moodle in lingua italiana, cose così: .. <em>come faccio ad <strong>obbligare</strong> gli utenti a svolgere un&#8217;attività&#8230; come <strong>obbligare</strong> lo studente a seguire un avanzamento sequenziale&#8230; qualcuno di voi conosce un metodo per realizzare una sequenza video dei corsi <strong>obbligatoria</strong>, nel senso che non posso vedere il secondo filmato se non ho visto il primo&#8230;</em></p>
<p>Mi è balenata una visone profetica in cui studenti che non vogliono studiare sono perseguitati da docenti offesi nell&#8217;onore, o forse solo imbriglati nelle regole di istituzioni anti-educative, che inventano continuamente nuove costrizioni, trappole e tranelli per <strong>obbligarli</strong> a farlo stimolando così gli allievi a perfezionare strategie di resitenza sempre più sofisticate e così via fino all&#8217;esaurimento reciproco delle forze.</p>
<p>Giusto per togliermi il il dubbio ho fatto una veloce verifica della roadmap per lo sviluppo della (molto attesa) versione 2.0 di Moodle scoprendo alcune cose interessanti. Mi sono accorto infatti che una gran parte delle novità previste per la didattica (escluse le migliorie propriamente tecniche) riguardano le <strong>procedure di controllo</strong>: molta attenzione ai quiz, al tracciamento, alle verifiche formali di avanzamento, ai feedbacks, al registro (in senso scolastico) alle attività condizionali&#8230; insomma si potrà documentare e valutare ogni respiro degi studenti. Poi ho visto in dettaglio il <strong><a href="http://docs.moodle.org/en/Development:Conditional_activities" target="_blank">modulo “attività condizionali”</a></strong> ottimamente sviluppato e documentato da <a href="http://moodle.org/user/view.php?id=93817&amp;course=1">Sam Marshall</a> della <a href="http://www.open.ac.uk/">The Open University. </a></p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/02/attivit-condizioneli.jpg"><img src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/02/attivit-condizioneli-thumb.jpg" style="border-width: 0px" alt="attività condizioneli" border="0" width="454" height="296" /></a></p>
<p>Questo permette al docente, per esempio, di <strong>obbligare</strong> uno studente a inviare un mumero prefissato di post in una discussione prima di poter passare a una fase successiva del corso.</p>
<p>Immagino cosa farei io se fossi uno studente in questa situazione: preparerei una serie di post standard generici e apparentemente intelligenti, magari elaborati con gli amici in una serata molto conviviale, per potermela sbrigare in fretta (e poi studie sul serio a modo mio). Va notato che preparare post fasulli che pero sembrino “veri” per riuscire a imbrogliare come si deve un docente è una attività difficilissima che richiede una notevole dose di fantasia e intelligenza. Si farebbe prima a eseguire il compito seriamente, ma allora addio divertimento.</p>
<p>Pensieri contorti come questi devono essere affiorati anche alla coscienza dello staff di sviluppo di Moodle, come dimostra <a href="http://docs.moodle.org/en/Conditional_activities" target="_blank">questa nota</a> nel wiki dedicato alle attività condizionali(traduco): <a href="http://docs.moodle.org/en/Conditional_activities"></a></p>
<blockquote><p>Le attività condizionali sono un modo per <strong>obbligare</strong> gli studenti a fare le cose in un certo ordine. Volete davvero questo?</p>
<p>E&#8217; certo una buona pratica di progettazione didattica chiarire agli studenti quello che vi aspettate che facciano in modo da dare loro una buona guida. Ma avete bisogno di <strong>usare la forza</strong>? Non sarebbe meglio lasciare agli studenti il controllo del proprio apprendimento e usare annotazioni e tracce di lavoro piuttosto che chiavi e lucchetti per suggerire il percorso di apprendimento migliore?</p>
<p>D&#8217;altra parte, se dovete progettare un corso formalmente certificato che richiede l&#8217;approvazione di autorità pubbliche per nulla illuminate (<em>bella questa,</em> <em>vuoi vedere che Maria Stella fa il secondo lavoro in Australia?</em>) Le attività condizionali li rassicureranno sul fatto che gli allievi siano stati esposti a qualunque cosa preveda il corso, nell&#8217;ordine prefissato e che gli allievi soddisfino certi standard quantitativi, fase per fase, prima di poter procedere nel corso. Un utilizzo corretto e giustificato delle attività condizionali può assicurare la validazione formale del vostro corso.</p>
<p>Dunque la risposta dipende dalle specifiche circostanze nelle quali operate, ma vale la pena di concedersi un momento di riflessione sul grado di appropriatezza delle attività condizionali nel vostro corso.</p></blockquote>
<p>Come dire: queste cose le facciamo di malavoglia, obtorto collo, giusto perchè tutti ce le chiedono a gran voce, dobbiamo pur campare anche noi, ma decliniamo ogni reponsabilità.</p>
<p>Sarà il learning 10.0 uguale al learning 00.0?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=351</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come il New York Times insegna l’inglese agli inglesi (e anche a noi)</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=348</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=348#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 06:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://woodle.it/bloglearning/?p=348</guid>
		<description><![CDATA[Se al mondo c&#8217;&#232; un giornale che integra in modo organico le possibilit&#224; offerte dal web nel lavoro editoriale quello &#232; il New York Times. Non si tratta di aggiungere qualche illustrazione o filmato agli articoli pubblicati in rete per attirare l&#8217;attenzione dei lettori che poi forse potrebbero anche essere tentati di leggere gli articoli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se al mondo c&#8217;&#232; un giornale che integra <b>in modo organico</b> le possibilit&#224; offerte dal web nel lavoro editoriale quello &#232; il New York Times. Non si tratta di aggiungere qualche illustrazione o filmato agli articoli pubblicati in rete per attirare l&#8217;attenzione dei lettori che poi forse potrebbero anche essere tentati di leggere gli articoli. Si tratta di <i>fondere</i> o <i>ibridare</i> la scrittura giornalistica con i mezzi espressivi propri della rete in modo da ottenere qualcosa di interamente nuovo. </p>
<p>Un esempio spettacolare di questa ibridazione &#232; il <b>glossario totale</b> presente in tutti gli articoli pubblicati in rete. In pratica basta selezionare una parola qualsiasi dell&#8217;articolo per poter accedere a un dizionario completo di thesaurus:</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2009/01/22/opinion/22pinker.html?_r=1&amp;partner=permalink&amp;exprod=permalink" target="_blank"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="486" alt="Glossario" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/01/glossario.jpg" width="450" border="0" /></a> </p>
<p>L&#8217;esempio &#232; tratto da <a href="http://www.nytimes.com/2009/01/22/opinion/22pinker.html?_r=1&amp;partner=permalink&amp;exprod=permalink" target="_blank">questo articolo</a>. </p>
<p>C&#8217;&#232; una sorta di rispetto profondo per i lettori nell&#8217;idea del glossario totale. Non &#232; l&#8217;autore dell&#8217;articolo che decide al posto nostro e in modo arbitrario le glosse (le parole dal significato oscuro) da linkare al dizionario, ci viene invece messo a disposizione uno ambiente linguistico che possiamo utilizzare in modo del tutto autonomo a seconda delle nostre necessit&#224; e curiosit&#224;.</p>
<p>Questo &#232; molto diverso rispetto a strumenti pi&#249; consueti come il pur utilissimo <b><a href="http://www.babylon.com/ita/index.php " target="_blank">Babylon</a></b> perch&#233; si ha netta percezione di che cosa significa avere a disposizione una vera e propria <b>estensione cognitiva</b> cio&#232; un potenziamento o allargamento delle nostre capacit&#224; mentali: l&#8217;immediatezza &#232; estrema, non si deve installare nulla, si usa subito senza doverci pensare. L&#8217;idea stessa di dover &#8220;fare un corso di inglese&#8221; per poter poi (forse) leggere l&#8217;articolo sembra di colpo del tutto incongrua di fronte alla possibilit&#224; di avere supporto diffuso permanente &#8220;contestuale&#8221; all&#8217;apprendimento. Se il dizionario fosse anche inglese-italiano oltre che inglese-inglese per noi sarebbe il massimo, ma prima o poi ci si arriva. </p>
<p>Nuovi allievi</p>
<p>Questo &#232; un ambiente, non uno strumento linguistico. Ci si ritrova come i bambini che &#8220;assorbono&#8221; la lingua dei genitori grazie al fatto di trovarsi immersi nell&#8217;ambiente familiare e i bambini imparano la lingua senza studiare la grammatica e senza consultare il vocabolario. Per sfruttare questo genere di ambiente per&#242; sembra necessario che gli allievi imparino ad esplorarlo per conto loro e che gli eventuali insegnanti smettano di fare gli insegnanti. Chiarisco: </p>
<ul>
<li>
<p>un insegnante normale potrebbe usare l&#8217;articolo citato come materiale per un compito del tipo: traducilo; venerd&#236; verifica scritta. </p>
</li>
<li>
<p>Un non-insegnante invece direbbe: <i>esplora</i> questa cosa e fammi vedere che sei capace di imparare qualcosa. Dal che consegue che ciascun allievo imparerebbe cose diverse e tanti saluti al programma. </p>
</li>
</ul>
<p>Voglio dire che per sfruttare queste cose bisognerebbe disfare quello che intendiamo di solito per &#8220;insegnante -allievo&#8221; e ripartire da zero, magari provando con &#8220;guida-esploratore&#8221; o qualcosa del genere. </p>
<p><strong>Faccio da cavia</strong></p>
<p>Leggendo l&#8217;articolo (che non &#232; in <i>basic english, </i>anzi)<i>,</i> usando il glossario pervasivo del NYT e Google <i>io</i> ho imparato varie cose, ma specialmente queste due qui:</p>
<p>il titolo &#232; un gioco di parole tra <b>oath</b> (giuramento) e <b>oaf</b> (goffo, balordo, imbranato) basato sul fatto che la pronuncia &#232; molto simile. L&#8217; <i>oath of office</i> &#232; il giuramento formale pronunciato da Obama il giorno del suo insediamento come presidente. Cosa ci combina il buon Obama per l&#8217;occasione? S<b>&#8216;impappina </b>sul pi&#249; bello e dunque fa una figura dell&#8217; <i>oaf.</i> Ma non &#232; tutto. Pare che <i>oath</i> non significhi solo giuramento; significa anche imprecazione, bestemmia, maledizione (&#232; un sinonimo di<i> swear</i>). Ci sar&#224; qualcosa che accomuna i giuramenti con le maledizioni visto che entrambi utilizzano lo stesso vocabolo per essere espresse? E cosa? Si sente all&#8217;opera una sapienza popolare sedimentata nella lingua che farebbe la felicit&#224; di <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/27/lezione/" target="_blank">Luigi Meneghello</a>. </p>
<p>Sempre dal dizionario NYT apprendo infatti che la forza dell&#8217; <i>oath</i> si basa sull&#8217;invocazione di una divinit&#224; chiamata a realizzare le promesse di colui che giura. Questa forza divina pu&#242; essere benefica o malefica e in questo secondo caso il giuramento si trasforma in maledizione. Diffidare dunque e fare molta attenzione a quel che si dice! (<i>oath</i> = an irreverent or blasphemous use of the name of God or something held sacred).</p>
<p>La seconda interessante cosa che ho imparato riguarda l&#8217;uso dei verbi divisi (split verbs). Se in italiano diciamo <i>ti amer&#242;</i> in inglese si dice I <i>will love you</i> che sono due parole per un verbo unico. Il problema nasce quando volgliamo aggiungere un avverbio. Supponiamo che durante un viaggio negli USA vi immamoriate perdutamente e decidiate di dichiararle il vostro eterno (always) amore alla fortunata o al fortunato prima di partire. Ci sono tre possibilit&#224;</p>
<p>1) &#8220;I <i>always</i> will love you&#8221;     <br />2) &#8220;I will love you <i>always</i>&#8221;</p>
<p>che sono correttissimi dal punto di vista grammaticale (mai interrompere gli split verbs!) ma vi faranno apparire pedanti e poco appetibili. Oppure:</p>
<p>3 &#8220;I will <i>always</i> love you&#8221; </p>
<p>che invece suona pi&#249; musicale e dal momento che la lieve scorrettezza formale apparir&#224; giustificata della passione che vi travolge, vi permetter&#224; raggiungere pi&#249; facilmente il vostro (anche turpe) scopo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=348</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perchè non emigrare nell’isola di Jersey</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=346</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=346#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 13:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emigrare]]></category>
		<category><![CDATA[Jersey]]></category>
		<category><![CDATA[paradiso fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://woodle.it/bloglearning/?p=346</guid>
		<description><![CDATA[Capiterà anche a ogni tanto voi di leggere i giornali e pensare: vorrei emigrare.
Già, ma dove? Con la globalizzazione si rischia di cadere dalla padella nella brace. L&#8217;altro giorno, in preda ad un attacco di determinazione migratoria più intenso del solito, mi sono ottimisticamente impegnato in una ricerca seria. Ricerca iniziata e finita quasi subito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capiterà anche a ogni tanto voi di leggere i giornali e pensare: vorrei emigrare.</p>
<p>Già, ma dove? Con la globalizzazione si rischia di cadere dalla padella nella brace. L&#8217;altro giorno, in preda ad un attacco di determinazione migratoria più intenso del solito, mi sono ottimisticamente impegnato in una ricerca seria. Ricerca iniziata e finita quasi subito perché mi sono imbattuto nell&#8217;interessante <a title="jersey" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jersey" target="_blank">isola di Jersey</a>.</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/01/jersey.png"><img style="border-width: 0px" src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/01/jersey-thumb.png" border="0" alt="jersey" width="227" height="244" /></a></p>
<p>Lasciamo stare il clima, il paesaggio, la cucina e le solite cose. L&#8217;isola è interessante perché ha trovato il modo di restare contemporaneamente e <strong>ben dentro</strong> e <strong>ben fuori</strong> e i processi di globalizzazione: :</p>
<p><em>ben dentro</em> perché è un ben noto paradiso fiscale in grado mimetizzare e proteggere i patrimoni dei super ricchi di tutto il mondo con feroce determinazione: l&#8217;isola <strong>ospita infatti circa 30.000 società offshore</strong>. Per inciso, paradiso fiscale  si dice “tax haven” e “haven” vuol dire “porto” non paradiso. Probabilmente c&#8217;entra la <a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Dicembre-2008/pagina.php?cosa=0812lm04.01.html">tradizione di pirateria</a> delle Channels islands. Pare che poi siano stati i francesi a combinare un <a title="paradiso fiscale" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anglicism" target="_blank">pasticcio linguistico</a> di grande successo, confondendo <em>heaven</em> con <em>haven</em> e inventandosi così il <em>paradis fiscal</em>.</p>
<p><em>Ben fuori </em>perché formalmente l&#8217;isola è una dipendenza dell&#8217;Inghilterra, ma di fatto è uno <strong>stato feudale autonomo</strong> governato da una sorta di principe, chiamato <strong>Balivo</strong> (<em>Bailiff)</em> che viene nominato direttamente dalla Regina e fa tutto quello che vuole essendo capo dello stato, della magistratura e anche dell&#8217;esecutivo. C&#8217;è anche un Primo Ministro nominato dal parlamento che è elettivo, ma può contare sul 70% di astensione quando si va alle urne e di fatto è occupato da sempre da un ristretto gruppo delle più ricche famiglie locali. Non ho trovato traccia dello <a title="iusa primae noctis" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ius_primae_noctis" target="_blank">Ius Primae Noctis</a>, ma non mi stupirebbe se ci fosse. In compenso ci sono pedofili protetti per decenni, capi della polizia licenziati quando si rivelano troppo efficaci nel prevenire i crimini. Queste notizie tratte da dai links qui sotto (poi ho smesso di cercare ma i blog degli isolani sono una ventina):</p>
<ul>
<li><a href="http://mammadolce.wordpress.com/2008/08/01/orfanotrofio-degli-orrori-nel-jersey-denti-e-ossa-di-almeno-5-bambini/">Mammadolce (IT)</a></li>
<li><a href="http://absurdjerseyuk.blogspot.com/">Absurdjersey</a></li>
<li><a href="http://www.isthisjersey.com/news.php">Isthisjersey</a></li>
<li><a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article3437788.ece">Ttimesonline</a></li>
<li><a title="Le Mmonde Diplomatique (IT)" href="http://www.monde-diplomatique.it/ricerca/ric_view_lemonde.php3?page=/LeMonde-archivio/Dicembre-2008/0812lm01.02.html&amp;word=cyran">Le Monde Diplomatique (IT)</a></li>
</ul>
<p>Feudalesimo a parte l&#8217;isola è interessante anche per il suo <strong>sistema fiscale</strong> che è appunto la cosa che la rende <strong>parte integrante</strong> di ogni globalizzazione che si rispetti. Il sistema è un <strong>proporzionale inverso</strong>:</p>
<ul>
<li>Tutti pagano il 20% sul reddito,</li>
<li>tranne i più ricchi che sopra le $ 500.000 pagano sempre di meno o <em>anche nulla</em>.</li>
<li>Esiste infatti una classe fiscale di super ricchi che ha la possibilità di contrattare amichevolmente l&#8217;importo da pagare anno per anno. Spesso possono promettere di fare un po&#8217; di beneficenza per essere esentati del tutto.</li>
<li>E&#8217; anche piuttosto difficile stabilire quanto uno è ricco perché chi sono le <em>shell company</em> e i <em>blind trust</em> che consentono di rendere del tutto anonimi i propri soldi. Chi volesse creare la propria <em>shell company</em> (bara fiscale) può farlo facilmente, per eempio <a href="http://www.csr-corporation.com/?gclid=CMLb9fvzqZgCFUse3godDBEZmg">da questo sito</a>.</li>
<li>Nel 2008 è stata introdotta la<em> Goods and Services Tax</em> (Gst), una specie di IVA del 3% che si paga su sulle transazioni di beni e servizi. In pratica una tassa sui poveri (ce ne sono), visto che i ricchi non se ne accorgono neppure, e per la prima volta nella storia dell&#8217;isola la plebe ha protestato.</li>
</ul>
<p>Per farla breve, non emigro, tanto probabilmente in modello Jersey farà scuola anche da noi.</p>
<p>P.S.<br />
La migliore fonte di infomazioni per questo post è stato l&#8217;articolo di Le Monde Diplomatique citato sopra. Non c&#8217;è blog che tenga di fronte alla qualità di una buona <strong>inchiesta giornalistica</strong>. Peccato che quasi nessun gionale oggi può permettersi di fare incheste perchè sono costose, gli inserzionisti non le amano e nessun giornale può più vivere con i soli proventi delle vendite. I bloggers invece forniscono testimonianze e opinioni personali, ma non fanno il lavoro investigativo tipico dell&#8217;inchiesta. Peccato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=346</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo tribali, ecchediavolo!</title>
		<link>http://www.weblearning.it/?p=343</link>
		<comments>http://www.weblearning.it/?p=343#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 10:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano De Vita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture di rete]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Saperi di base]]></category>
		<category><![CDATA[Web sociale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://woodle.it/bloglearning/?p=343</guid>
		<description><![CDATA[Piccola pausa nella serie di riflessioni sulla produzione dei libri di testo (ma quanto segue centra eccome). Segnalo a chi fosse interessato che è disponibile in rete un breve scritto postumo di Franco Carlini. Il testo resterà accessibile a tutti solo per pochi giorni per cui chi è interessato deve scaricarselo e conservarlo sul suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccola pausa nella serie di riflessioni sulla produzione dei libri di testo (ma quanto segue centra eccome). Segnalo a chi fosse interessato che è disponibile in rete un breve scritto postumo di <a href="http://woodle.it/bloglearning/?p=105" target="_blank">Franco Carlini</a>. Il testo resterà <strong>accessibile a tutti solo per pochi giorni</strong> per cui chi è interessato deve scaricarselo e conservarlo sul suo PC. Si tratta di appunti su temi che non ha fatto in tempo a sviluppare ma che toccano temi essenziali nella nostra epoca. L&#8217;articolo si intitola “<strong>Dieci tesi sull&#8217;economia della conoscenza</strong> “ ed è <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20090120/pagina/14/pezzo/239961/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=carlini&amp;cHash=a677c184a8" target="_blank">disponibile qui</a>.</p>
<p><a href="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/01/8-pampa1.jpg"><img src="http://www.weblearning.it/wp-content/uploads/2009/01/8-pampa1-thumb.jpg" style="border-width: 0px" alt="8_pampa1" border="0" width="337" height="294" /></a></p>
<p>Cito due di quelle dieci tesi, perché penso che colgano chiaramente la radice di un problema cruciale:</p>
<blockquote><p>4. Per molti la cooperazione è un mistero, persino un errore dal punto di vista dell&#8217;utilitarismo e delle versioni volgari del darwinismo. Invece non c&#8217;è nulla di misterioso perché essa è il fondamento di ogni sistema complesso. Diversi modelli sono stati proposti per spiegare l&#8217;insorgere e il perpetuarsi della cooperazione nelle società umane.</p>
<p>5. L&#8217;utilitarismo per almeno due secoli è apparso come la spiegazione dei comportamenti individuali e insieme come un manifesto programmatico per la società e per l&#8217;economia, trovando supporto anche nel darwinismo. Esso presenta sia aspetti descrittivi (del comportamento individuale) che filosofici (sulla natura dell&#8217;uomo) che anche prescrittivi-programmatici. Nel tentativo di mantenergli uno status culturalmente egemone, si è tentato senza molto successo, di ricomprendere in esso anche la cooperazione e l&#8217;altruismo.</p></blockquote>
<p>I modelli culturali sono strutture mentali collettive inconsce e hanno una forza straordinaria. Chi nasce e cresce in una cultura che stabilisce che gli esseri umani sono “individui” e non “gruppo” assorbe così profondamente questa idea che non riesce neppure a <em>percepire</em><strong> </strong>le più clamorose evidenze dei fatti che contrastano con questa idea.</p>
<p>E&#8217; del tutto evidente infatti che non è mai esistito sulla faccia della terra un essere umano “solo” , senza un gruppo attorno in forma di famiglia, tribù, società, per il banale motivo che nessun bambino da solo può sopravvivere a lungo (e neppure essere concepito). Nonostante l&#8217;assoluta evidenza di questo stato di cose siamo talmente imbevuti di cultura individualista che sentiamo il bisogno di “spiegarle” in modi fantasiosi e contorti quando invece sarebbe più opportuno tentare di spiegare gli sforzi che facciamo per esaltare il più possibile l&#8217;individualismo, visto che lo status naturale degli esseri umani è uno status intrinsecamente sociale.</p>
<p>Il fatto che la rete faciliti le connessioni tra individui e gruppi funzioni spesso come base per cooperazioni spontanee motivate da una comunanza di interessi tra persone che altrimenti non avrebbero saputo come realizzarle è stata la grande sorpresa degli ultimi anni e non l&#8217;abbiamo ancora capita.</p>
<p><strong>Provare per credere</strong></p>
<p>I lettori di questo blog non ci crederanno ma giuro che la maggior parte delle persone normali (non <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geek" target="_blank">geek</a>  ) che io conosco <em>non ha la minima idea di come funziona Wikipedia</em>. Credono tutti che sia la versione gratuita di una enciclopedia normale. E non hanno la coda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.weblearning.it/?feed=rss2&amp;p=343</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
