Ripensare i libri di testo 3 (BBN Editrice)
Anche in Italia c’è qualche tentativo ripensare le modalità di produzione e utilizzo dei libri di testo sfruttando le opportunità offerte dalla rete in modo non banale (non come semplice canale di distribuzione). Le novità infatti legislative infatti ci sono e favoriscono l’editoria scolastica online anche se in modo piuttosto ambiguo e approssimativo.
BBN editrice
BBN è una piccola casa editrice italiana che sta investendo molto su un modello d’impresa fondato sull’idea che la proposta editoriale non deve subire il contesto normativo italiano per l’editoria scolastica come un fastidio da ignorare il più a lungo possibile ma può invece sfruttarlo come occasione per sperimentare modelli editoriali innovativi.
Questo può essere fatto molto più facilmente da una casa editrice nuova e di piccole dimensioni piuttosto che da una azienda editoriale grande e con una lunga storia organizzativa alle spalle. Essere grandi e antichi comporta elevatissime dosi di rigidità organizzativa e culturale che impediscono di “vedere” le opportunità che si presentano e – se si vedono – impediscono di prenderle sul serio.
In estrema sintesi il modello editoriale prevede:
- un catalogo di testi agili scritti da professionisti
- testi distribuiti in rete e stampabili su fogli in formato A4
- testi acquistabili a costi molto contenuti, in media -50% rispetto ai libri normali
- testo progettati a fascicoli che si possono acquistare separatamente
- una formula, fortemente incoraggiata, di acquisto per abbonamento: in pratica la scuola acquista una licenza d’uso annuale del testo prescelto per una classe e poi può anche distribuire il testo gratuitamente agli allievi o rivendere singole copie a costi molto bassi.
Il modello non pone invece particolare enfasi sugli ambienti e strumenti per lo sviluppo collaborativo dei testi con la partecipazione attiva degli insegnanti e degli allievi in stile web 2.0.
Il tutto appare meno innovativo rispetto al modello Flat Word Knowledge, ma molto più adatto al contesto scolastico italiano, che non è affatto tecnologicamente avanzato e che da tempo sembra considerare la scuola più come un problema di costi e di scontro ideologico che come luogo di formazione e cultura.
C’è però un’altra differenza:
- Flat Word Knowledge non si pone neppure il problema delle pari opportunità nell’accesso all’istruzione. Chi paga ha accesso a materiali migliori, gli altri si arrangiano alla meno peggio.
- BBN invece propone un modello che tende ad abbassare i costi per tutti.
Entrambe sono imprese editoriali e vogliono quindi fare utili, ma evidentemente in Europa l’idea che l’istruzione dovrebbe essere accessibile a tutti gratuitamente o almeno a costi molto bassi è molto radicata e in USA inesistente.
Ciao Adriano, dopo mesi di latitanza 2.0, rieccomi a leggerti. Buon lavoro
Gianni
Eh si, ho ripreso il blog dopo un periodo di problemi vari, ma anche tu, mi pare, sei stato latitante. Piuttosto: il tuo Feed RSS forse ha qualche problema: su Google Reader mi apprare come tuo ultimo post quello del 17 ott 2007 e non c’è verso di ricevere quelli più recenti…
Ciao
mi era sfuggito questo post!
ti ringrazio molto per questa attenta recensione e, già che si sono, faccio un piccolo aggiornamento
Quando scrivi:
“Il modello non pone invece particolare enfasi sugli ambienti e strumenti per lo sviluppo collaborativo dei testi con la partecipazione attiva degli insegnanti e degli allievi in stile web 2.0.”
Hai ragione, in effetti è complicato per una struttura editoriale gestire uno sviluppo di questo genere, è tutto da sperimentare, e i primi tentativi non sono stati molto incoraggianti: sono pochi gli insegnanti che riescono a trovare il tempo e le energie per dedicarsi a progetti di questo genere.

Sin dall’inizio abbiamo aperto un forum per il confronto e la collaborazione con le scuole, ma probabilmente non siamo stati molto abili nel far passare il messaggio (e poi iniziano a conoscerci solo ora…).
Abbiamo anche lanciato messaggi in questo senso in rete, ma è davvero difficile riuscire a coinvolgere le persone “giuste”
L’ultimo esperimento che stiamo portando avanti è il neonato “salotto” di un libro di testo.
Abbiamo infatti da poco pubblicato il multiblog (WP MU, http://bibienne.net), e uno dei blog ora presenti è dedicato appunto all’evoluzione di un manuale di storia.
Pian piano: cerchiamo di fare poche cose, ma bene
Quello che ci tengo a dire, e che altrove ho già detto – Marconato, che saluto, lo sa -, è che noi vediamo come importantissima la collaborazione con le scuole.
Ah, un’altra cosa
A proposito dell’istruzione gratuita. Sì, la licenza d’uso è da noi fortemente incoraggiata anche per questo motivo, e alle scuole che decidono di rilasciare agli allievi i testi gratuitamente (utilizzando il budget d’istituto per le licenze) facciamo uno sconto.
In ogni caso, qualche licenza in più, da rilasciare gratuitamente ai ragazzi che la scuola sa essere in difficoltà è prevista.
È un lusso che possiamo permetterci, pur essendo in start up, perché per noi una licenza in più non costituisce costo, per un editore che stampa libri fisici ovviamente sì (ma poi è questione di sapere da che parte si sta).
Noa, hai mai pensato che il pagamento di una licenza da parte di chi utilizza un libro di testo non é l’unico modo possibile per finanziare il lavoro di chi produce, edita, mantiene, ecc. il testo?
Ci sono anche altri modelli possibili che sto esplorando (ma ho poco tempo in questo periodo).
Per esempio il grosso lavoro iniziale di sviluppo di un buon testo potrebbe avere un forma di finanziamento separata da quello necessario per il suo mantenimento. Sono due lavori diversi dopotutto.
Sto pensando al modello di finanziamento di Wikipedia che all’inzio è stata finanziata da Jimbo Wales, ma che ora chiede contributi ai suoi utilizzatori attraverso la sua fondazione. Non è poca cosa: sei milioni di dollari quest’anno che ha raccolto in poco tempo.
Non dovrebbe essere impossibile “spostare” questo modello in ambito scolastico con gli opportuni adattamenti. Ne riparleremo.
L’è tutto da rifare, l’è tutto da inventare
Sì, nuovi modelli sono considerabili, non mi dispiacerebbe affatto.
Noi qui stiamo inventandoci praticamente tutto: non solo i testi – mica i soliti polpettoni rigirati, rifritti e zippati – ma anche il modo di lavorare, dai contratti per autori e collaboratori al modo per far convivere il lavoro di persone diverse che neppure si conoscono (e abitano a centinaia di chilometri una dall’altra). Tutto è nuovo, un nuovo modo di scrivere, un nuovo modo di “confezionare”, un nuovo modo di collaborare tra addetti ai lavori, un nuovo modo per dialogare con la scuola. E un nuovo modo di distribuire e tanti nuovi modi di usare i testi [mai] finiti. Siamo dunque disponibili ad ogni “nuovo modo” ci venga proposto di sperimentare