Capiterà anche a ogni tanto voi di leggere i giornali e pensare: vorrei emigrare.

Già, ma dove? Con la globalizzazione si rischia di cadere dalla padella nella brace. L’altro giorno, in preda ad un attacco di determinazione migratoria più intenso del solito, mi sono ottimisticamente impegnato in una ricerca seria. Ricerca iniziata e finita quasi subito perché mi sono imbattuto nell’interessante isola di Jersey.

jersey

Lasciamo stare il clima, il paesaggio, la cucina e le solite cose. L’isola è interessante perché ha trovato il modo di restare contemporaneamente e ben dentro e ben fuori e i processi di globalizzazione: :

ben dentro perché è un ben noto paradiso fiscale in grado mimetizzare e proteggere i patrimoni dei super ricchi di tutto il mondo con feroce determinazione: l’isola ospita infatti circa 30.000 società offshore. Per inciso, paradiso fiscale  si dice “tax haven” e “haven” vuol dire “porto” non paradiso. Probabilmente c’entra la tradizione di pirateria delle Channels islands. Pare che poi siano stati i francesi a combinare un pasticcio linguistico di grande successo, confondendo heaven con haven e inventandosi così il paradis fiscal.

Ben fuori perché formalmente l’isola è una dipendenza dell’Inghilterra, ma di fatto è uno stato feudale autonomo governato da una sorta di principe, chiamato Balivo (Bailiff) che viene nominato direttamente dalla Regina e fa tutto quello che vuole essendo capo dello stato, della magistratura e anche dell’esecutivo. C’è anche un Primo Ministro nominato dal parlamento che è elettivo, ma può contare sul 70% di astensione quando si va alle urne e di fatto è occupato da sempre da un ristretto gruppo delle più ricche famiglie locali. Non ho trovato traccia dello Ius Primae Noctis, ma non mi stupirebbe se ci fosse. In compenso ci sono pedofili protetti per decenni, capi della polizia licenziati quando si rivelano troppo efficaci nel prevenire i crimini. Queste notizie tratte da dai links qui sotto (poi ho smesso di cercare ma i blog degli isolani sono una ventina):

Feudalesimo a parte l’isola è interessante anche per il suo sistema fiscale che è appunto la cosa che la rende parte integrante di ogni globalizzazione che si rispetti. Il sistema è un proporzionale inverso:

  • Tutti pagano il 20% sul reddito,
  • tranne i più ricchi che sopra le $ 500.000 pagano sempre di meno o anche nulla.
  • Esiste infatti una classe fiscale di super ricchi che ha la possibilità di contrattare amichevolmente l’importo da pagare anno per anno. Spesso possono promettere di fare un po’ di beneficenza per essere esentati del tutto.
  • E’ anche piuttosto difficile stabilire quanto uno è ricco perché chi sono le shell company e i blind trust che consentono di rendere del tutto anonimi i propri soldi. Chi volesse creare la propria shell company (bara fiscale) può farlo facilmente, per eempio da questo sito.
  • Nel 2008 è stata introdotta la Goods and Services Tax (Gst), una specie di IVA del 3% che si paga su sulle transazioni di beni e servizi. In pratica una tassa sui poveri (ce ne sono), visto che i ricchi non se ne accorgono neppure, e per la prima volta nella storia dell’isola la plebe ha protestato.

Per farla breve, non emigro, tanto probabilmente in modello Jersey farà scuola anche da noi.

P.S.
La migliore fonte di infomazioni per questo post è stato l’articolo di Le Monde Diplomatique citato sopra. Non c’è blog che tenga di fronte alla qualità di una buona inchiesta giornalistica. Peccato che quasi nessun gionale oggi può permettersi di fare incheste perchè sono costose, gli inserzionisti non le amano e nessun giornale può più vivere con i soli proventi delle vendite. I bloggers invece forniscono testimonianze e opinioni personali, ma non fanno il lavoro investigativo tipico dell’inchiesta. Peccato.