Perché la formazione migliore è quella che non serve a nulla
Mi è capitato oggi di leggere un estratto di un discorso di Alberto Asor Rosa nel quale difende con forza l’inutilità della cultura e specialmente dell’arte. L’artistico – dice – è il massimo punto di resistenza rispetto al degrado e all’appiattimento delle civiltà. Dove c’è arte e letteratura le civiltà resistono più efficacemente.
Concordo e penso anche a tutte le volte che i nostri figli (o allievi) chi chiedono: ma a cosa serve questo? Di solito riferendosi a qualcosa di storico, letterario o artistico in genere. Non tutti sappiamo rispondere come si deve a questa domanda (non banale in effetti) e quindi provo a dare una dritta a chi si trova a corto di argomentazioni:
L’artistico (e il culturale) non serve e va benissimo così. Non si dovrebbe chiedere a chi o a che cosa servono l’arte e la cultura, ma chi servono. Se ci si pensa, il verbo “servire” ha una curiosa ambiguità nella nostra lingua perché significa anche essere servitori di qualcuno. Dunque il senso fondamentale dell’essere colti e di sviluppare il pensiero estetico coincide precisamente nella capacità di non porsi come servitori di qualcuno.
L’utilità di queste cose consiste precisamente nel non servire.
Vero, vero. Il discorso del “servire” è spesso legato alla “servitù”, naturalmente, etimologicamente.
(Off topic derivato da un discorso ieri con Clara: il mio blog, anche se è su libero.it, accetta commenti da chiunque, anche senza nessuna iscrizione: basta “settarlo” così, e così io lo “settai”! ciao!)
Cordiali saluti a chi legge.
Stavo per partire sparato con un messaggio di dissenso quando mi sono dovuto fermare a chiedermi: “dissenso su cosa?”. Forse, prima di prendere posizione, dovremmo chiarire che cosa intendiamo con “servire a…”.
Da un certo punto di vista la fisica di base non “serve” a niente, come le poesie di Pasolini; da un altro “servono” moltissimo entrambe. Non è per fare il relativista radicale (non lo sono) ma di fronte al titolo proposto, così come è proposto, non riesco a prendere posizione; che vuol dire? Da una parte temo senz’altro una formazione centrata esclusivamente su riscontri materiali immediati ma, dall’altra, una formazione “inutile” mi spaventa almeno altrettanto.
Forse il discorso voleva essere più leggero, ma percepisco il presente come un tempo difficile e non riesco a non sforzarmi di pensare rigorosamente, di cercare di capire BENE quello che ci comunichiamo.
Rinnovo i cordiali saluti
Roberto
Il titolo del post è volutamente “giornalistico”, cosa che i motori di rriceca odiano(perchè non li capiscono) ma per gli umani va bene perchè l’ambiguità che contiene stimola la riflessione. E infatti Carlo e Roberto rilfettono. Sul contenuto… il tema è inesauribile e certo un breve post non basta. D’altra parte un Blog non va bene per “esaurire” un argomento: sono riflessioni al volo che richiedono un occhio benevolo a chi legge perchè se si va a vedere che cosa manca o non è espresso bene non basta la vita per farne l’elenco.
E’ che in questo periodo sono continuamente alla prese con discorsi sulla formazione composti esclusimente di frasi fatte e idee sempre uguali da decenni, ormai completamente svuotate di ogni significato. E trovo insopportabile l’inesistenete consapevolezza di chi vuole insegnare.