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Anche in Italia c’è qualche tentativo ripensare le modalità di produzione e utilizzo dei libri di testo sfruttando le opportunità offerte dalla rete in modo non banale (non come semplice canale di distribuzione). Le novità infatti legislative infatti ci sono e favoriscono l’editoria scolastica online anche se in modo piuttosto ambiguo e approssimativo.
BBN editrice
BBN è una piccola casa editrice italiana che sta investendo molto su un modello d’impresa fondato sull’idea che la proposta editoriale non deve subire il contesto normativo italiano per l’editoria scolastica come un fastidio da ignorare il più a lungo possibile ma può invece sfruttarlo come occasione per sperimentare modelli editoriali innovativi.
Questo può essere fatto molto più facilmente da una casa editrice nuova e di piccole dimensioni piuttosto che da una azienda editoriale grande e con una lunga storia organizzativa alle spalle. Essere grandi e antichi comporta elevatissime dosi di rigidità organizzativa e culturale che impediscono di “vedere” le opportunità che si presentano e – se si vedono – impediscono di prenderle sul serio.
In estrema sintesi il modello editoriale prevede:
- un catalogo di testi agili scritti da professionisti
- testi distribuiti in rete e stampabili su fogli in formato A4
- testi acquistabili a costi molto contenuti, in media -50% rispetto ai libri normali
- testo progettati a fascicoli che si possono acquistare separatamente
- una formula, fortemente incoraggiata, di acquisto per abbonamento: in pratica la scuola acquista una licenza d’uso annuale del testo prescelto per una classe e poi può anche distribuire il testo gratuitamente agli allievi o rivendere singole copie a costi molto bassi.
Il modello non pone invece particolare enfasi sugli ambienti e strumenti per lo sviluppo collaborativo dei testi con la partecipazione attiva degli insegnanti e degli allievi in stile web 2.0.
Il tutto appare meno innovativo rispetto al modello Flat Word Knowledge, ma molto più adatto al contesto scolastico italiano, che non è affatto tecnologicamente avanzato e che da tempo sembra considerare la scuola più come un problema di costi e di scontro ideologico che come luogo di formazione e cultura.
C’è però un’altra differenza:
- Flat Word Knowledge non si pone neppure il problema delle pari opportunità nell’accesso all’istruzione. Chi paga ha accesso a materiali migliori, gli altri si arrangiano alla meno peggio.
- BBN invece propone un modello che tende ad abbassare i costi per tutti.
Entrambe sono imprese editoriali e vogliono quindi fare utili, ma evidentemente in Europa l’idea che l’istruzione dovrebbe essere accessibile a tutti gratuitamente o almeno a costi molto bassi è molto radicata e in USA inesistente.
Dovrebbe essere ben noto che – dal punto di vista amministrativo – il tracciamento automatico delle attività degli allievi nei corsi in rete non serve a nulla. Invece succede che mi trovo costretto ripetere sempre le stesse cose ogni volta che salta fuori questo argomento (spesso, anche in estate). Essendo ormai annoiato a morte da questa circostanza pubblico qui il ragionamento una volta per tutte e poi fornirò il link ai miei gentili intrerlocutori. So che nella maggior parte dei casi non servirà, ma almeno risparmierò il fiato.

Dunque, le cose stanno così:
- un allievo scarica un testo scritto e lo studia accuratamente nell’arco di due giorni. Il tracciamento rileva pochi secondi di attività in rete.
- Un allievo svolge una ricerca sul web utilizzando il suo browser preferito e quindi fuori dalla piattaforma. Tempo di lavoro tre ore, tempo tracciato zero.
- Un allievo prepara un corposo intervento nel il forum online al quale partecipa nell’ambito di un lavoro di gruppo. Quattro ore di lavoro reale, 10 secondi di tempo tracciato;
- Un gruppo di allievi realizza una serie di interviste a imprenditori (in presenza), discute i risultati ed elabora una relazione di sintesi. Poche ore tracciate per il lavoro sulla piattaforma e otto-dieci giorni di lavoro reali.
- Un allievo lancia dalla piattaforma un filmato didattico, ma viene distratto da una telefonata o altri imprevisti. Mezzora tracciata, lavoro reale zero.
- Gli allievi sono consapevoli che saranno valutati anche al base ai tempi di tracciamento registrati. Avviano subito una frenetica attività di “clicking” sulla piattaforma per aumentare il proprio tasso di attività apparente.
E allora?
Preciso che – sempre dal punto di vista amminstrativo – il tracciamento viene richiesto specialmente dalle pubbliche amministrazioni che finanziano i corsi. Lo scopo è dimostrare che il corso in rete si è effettivamente svolto in modo da poter giustificare la spesa, borse di studio comprese, in modo legalmente valido.
Aggiungo anche che i funzionari pubblici con i quali ho avuto modo di discutere si sono (quasi tutti) dimostrati perfettamente consapevoli dell’inutilità del tracciamento a questo scopo. Nonostante questo continuano imperterriti a richiederlo quando preparano le circolari. Questo incidentalmente dimostra che non è affatto vero che lavorano poco.
E formatori? I formatori protestano quando si vedono costretti a fare assurdità? Neppure per sogno, siamo abituati (a proposito di etica professionale).
C’è una soluzione?
Ma certo e anche abbastanza semplice: basta valutare l’attività degli studenti in termini di apprendimenti realizzati, invece che in termini di tempo passato a fissare intensamente un monitor, ma immagino che sia pretendere troppo.
Questo blog chiude una ventina di giorni per ferie però per non abbandonare del tutto i miei lettori ecco una magnifica compilation per l’estate. Potete ascoltarla qui. Praticamente c’è la storia di un ramo del rock in 12 brani, dal superclassico Stairway For Heaven dei Led Zeppelin (però rivistato e colorito da Rodrigo Y Gabriela) fino al sofisticato progessive di Fennesz senza dimenticare la Radio Activity degli inarrivabili Kraftwerk.

Per chi non lo conosce Muxtape è un servizio gratuito che consente di creare compilations musicali come si faceva un tempo con le musicassette. Si possono ovviamente ascoltare da qualunque pc connesso in rete, anche in uffcio. Si dice che questo aumenti la produttività, ma essendo i knowledge workers abbastanza diversi dai polli, non ci metto la mano sul fuoco.